SALA GRIGIO PERLA
incontri su COSTITUZIONE, CITTADINANZA, LEGALITA' e POLITICA dell'Associazione Culturale Quintiliano

sabato 11 febbraio 2023

Mercoledì 15.02.2023 ore 18,30 via Maria Vittoria 38 c/o Rinascimenti Sociali TO


 A 40 anni dall'incendio del Cinema Statuto di Torino del 13 febbraio 1983, in cui morirono 64 persone,

Sicurezza e Lavoro, 

Quotidiano Piemontese 

Associazione Culturale QUINTILIANO 

propongono l'incontro 

CULTURA DELLA SICUREZZA

 

SICUREZZA NELLA CULTURA 

Sicurezza e Lavoro, Quotidiano Piemontese e Associazione culturale Quintiliano propongono l’incontro “Cultura della sicurezza e sicurezza nella cultura” mercoledì 15 febbraio 2023, dalle ore 18.30 alle 20.00 a Rinascimenti Sociali, in via Maria Vittoria 38 a Torino.

È un’occasione per fare il punto sulla cultura della sicurezza in Piemonte e in Italia, in particolare tra i giovani e nei luoghi della cultura e del divertimento, riflettendo su alcune delle più grandi tragedie nazionali avvenute a Torino, che hanno contribuito a cambiare in maniera significativa la normativa e la percezione della sicurezza nel nostro Paese: incendio del Cinema Statuto, rogo alle Acciaierie ThyssenKrupp, crollo del Liceo Darwin di Rivoli, tragedia di piazza San Carlo, disastro della gru di via Genova.

Durante l’evento viene anche proiettato un estratto del documentario “Sale per la capra” (2011, 60′) che ripercorre la tragedia dello Statuto (dove quel giorno veniva proiettato il film “La capra”) realizzato da Fabrizio Dividi, Marta Evangelisti e Vincenzo Greco, e da loro auto-prodotto come Dinamovie. Con: Diego Novelli, Gian Carlo Caselli, Lorenzo Ventavoli, Gianni Rondolino.

Ingresso gratuito con prenotazione obbligatoria scrivendo a redazione@quotidianopiemontese.it






mercoledì 31 agosto 2022

Gorbaciov e la postmodernità (di Anton De Nicolò)





La postmodernità nel Cinema e nell'Arte rappresenta sia l'emancipazione e la libertà sia la disillusione e la non appartenenza.

Credo sia una delle più importanti chiavi di lettura della nostra realtà.
La nostra postmodernità mondiale è iniziata nel 1991 con la caduta dell'URSS, quando la speranza di un mondo migliore dopo la fine della guerra fredda, la caduta del muro di Berlino, la fine delle ideologie, la fine delle super potenze e dello spettro dell'olocausto nucleare ha lasciato il posto alla disillusione delle promesse disattese.
Viviamo in un continuo limbo, bloccati da 30 anni tra il 1991 e 1994, in un perpetuo "affacciati al futuro, e ora?"
Il mondo non vive in pace orientato in un'unica direzione verso lo stato di diritto e la lotta alle diseguaglianze sotto l'egida ONU, che anzi, dopo la guerra fredda, se si può, ha perso ancora di autorevolezza, tutti allineati dietro l'economia di mercato che spinge la globalizzazione, unica forza resiliente di questa nostra epoca.
Cosa non ha funzionato?
Perché non siamo andati avanti, e perché non solo la geopolitica ma anche il nostro modo di pensare si è stagnato?
Perché non siamo più proiettati verso il futuro?
È semplice quanto assurdo, non ha funzionato la Perestrojka.
Il mondo si è bloccato quando la Russia non è riuscita a regalargli un'altra rivoluzione.
Il futuro non era dopo Gorbaciov ma era con Gorbaciov.
Avere bloccato il percorso riformatore in Russia, restaurando un nuovo passato e e un finto futuro, ha privato il mondo di una Russia al fianco dell'Europa e degli USA, che avrebbero permesso all'ONU di essere un organo sovranazionale indiscusso.
Abbiamo perso 30 anni? Sì.
Ora il mondo è spinto a cambiare unito di fronte a una nuova sfida, l'ecologia, questo è forse il primo passo verso una nuova speranza e un nuovo futuro, e forse metabolizzeremo il lutto di un futuro mancato.
Anton De Nicolò, vicepresidente Associazione Quintiliano

martedì 17 aprile 2012

Giovedì 03.05.2012 ore 18.25

lectio magistralis
con dibattito






IL LIBERALISMO
ITALIANO
del Prof.
MASSIMO SALVADORI
al
Centro Incontri della Regione Piemonte
 Corso Stati Uniti 23 di Torino

un evento dell'Associazione Culturale Quintiliano


col patrocinio della 
Regione Piemonte


L'incontro, rivolto principalmente agli studenti delle scuole torinesi, sarà contrappuntato da brevissimi interventi musicali per pianoforte e violino.

segue il
comunicato stampa
ufficiale
dal sito della 
REGIONE PIEMONTE
CONVEGNO SUL LIBERALISMO
L’Associazione Culturale Quintiliano propone la Lectio Magistralis del professor Massimo Salvadori “Il liberalismo italiano”. Nel nostro Paese il liberalismo non è mai riuscito trovare una chiara messa in pratica nonostante sia stato sempre evocato da più parti politiche. Ma dove nascono i primi germogli del liberalismo? A conclusione del ventennio fascista, con la nascita di una costituzione di ispirazione democratica e liberale, il liberalismo ha trovato nei politici italiani poca sensibilità se non addirittura astio, pertanto possiamo affermare che nonostante numerosi proclami la rivoluzione liberale è rimasta chiusa in un cassetto. Nasce quindi l’esigenza di domandarsi se esista realmente una tradizione del liberalismo italiano. A conclusione della Lectio Magistralis seguirà un dibattito tra i partecipanti. 


martedì 6 dicembre 2011

Giovedì 15.12.11

    • ore 16.30 

  • Caffè Filosofico

    Elio Matassi, Maria Teresa Pansera, Francesca Gambetti
    discutono di etica, politica ed economia
    in occasione della pubblicazione del volume di
    Federico Sollazzo
    "Totalitarismo, democrazia, etica pubblica" (Aracne ed.)
    http://store.aracneeditrice.com/it/libro_new.php?id=5917

    Giovedì 15 dicembre 2011 ore 16,30
    Caffè della Limonaia, Villa Torlonia, Via Spallanzani 1, Roma
Caffè della Limonaia
Via Lazzaro Spallanzani, 1, Rome, Italy

martedì 8 novembre 2011

Sabato 08.11.11 ore 14.30 Arco della Pace - Milano


E’ l’ora di ricucire l’Italia – L’appello di Gustavo Zagrebelsky
Libertà e Giustizia organizza una grande manifestazione nazionale dal titolo “Per ricucire l’Italia”. Coordinati da Luisella Costamagna, si alterneranno sul palco Gustavo Zagrebelsky, Valerio Onida, Salvatore Veca, Carlo Smuraglia, Paul Ginsborg, Marco Revelli, Bruno Tinti, Lorenza Carlassare, Marco Travaglio, il sindaco Giuliano Pisapia e altri. Tutte le informazioni sull’iniziativa e sulle possibili modalità per contribuirvi e sostenerla si trovano sul sito www.libertaegiustizia.it.



Ecco l’appello scritto dal presidente onorario di L&G, Gustavo Zagrebelsky

L’anno dell’anniversario dei 150 anni dell’Unità d’Italia rischia di concludersi così. Così, come? Con una frattura profonda. Sempre più e rapidamente, una parte crescente del popolo italiano si allontana da coloro che, in questo momento, sono chiamati a rappresentarlo e governarlo. I segni del distacco sono inequivocabili, per ora e per fortuna tutti entro i limiti della legalità: elezioni amministrative che premiano candidati subìti dai giri consolidati della politica; referendum vinti, stravinti e da vincere nell’ostilità, nell’indifferenza o nell’ambiguità dei maggiori partiti; movimenti, associazioni, mobilitazioni spontanee espressione di passioni politiche e di esigenze di rinnovamento che chiedono rappresentanza contro l’immobilismo della politica.

Il dilemma è se alla frattura debbano subentrare la frustrazione, l’indifferenza, lo sterile dileggio, o l’insofferenza e la reazione violenta, com’è facile che avvenga in assenza di sbocchi; oppure, com’è più difficile ma necessario, se il bisogno di partecipazione e rappresentanza politica riesca a farsi largo nelle strutture sclerotizzate della politica del nostro Paese, bloccato da poteri autoreferenziali la cui ragion d’essere è il potere per il potere, spesso conquistato, mantenuto e accresciuto al limite o oltre il limite della legalità.

Si dice: il Governo ha pur tuttavia la fiducia del Parlamento e questo, intanto, basta ad assicurare la legalità democratica. Ma oggi avvertiamo che c’è una fiducia più profonda che deve essere ripristinata, la fiducia dei cittadini in un Parlamento in cui possano riconoscersi. Un Parlamento che, di fronte a fatti sotto ogni punto di vista ingiustificabili, alla manifesta incapacità di condurre il Paese in spirito di concordia fuori della presente crisi economica e sociale, al discredito dell’Italia presso le altre nazioni, non revoca la fiducia a questo governo, mentre il Paese è in subbuglio e in sofferenza nelle sue parti più deboli, non è forse esso stesso la prova che il rapporto di rappresentanza si è spezzato? Chi ci governa e chi lo sostiene, così sostenendo anche se stesso, vive ormai in un mondo lontano, anzi in un mondo alla rovescia rispetto a quello che dovrebbe rappresentare.

Noi proviamo scandalo per ciò che traspare dalle stanze del governo. Ma non è questo, forse, il peggio. Ci pare anche più gravemente offensivo del comune sentimento del pudore politico un Parlamento che, in maggioranza, continua a sostenerlo, al di là d’ogni dignità personale dei suoi membri che, per “non mollare” – come dicono –, sono disposti ad accecarsi di fronte alla lampante verità dei fatti e, con il voto, a trasformare il vero in falso e il falso in vero, e così non esitano a compromettere nel discredito, oltre a se stessi, anche le istituzioni parlamentari e, con esse, la stessa democrazia. Sono, queste, parole che non avremmo voluto né pensare né dire. Ma non dobbiamo tacerle, consapevoli della gravità di ciò che diciamo. Il nodo da sciogliere per ricomporre la frattura tra il Paese e le sue istituzioni politiche non riguarda solo il Governo e il Presidente del Consiglio, ma anche il Parlamento, che deve essere ciò per cui esiste, il luogo prezioso e insostituibile della rappresentanza. Dov’è la prudenza? In chi assiste passivamente, aspettando chissà quale deus ex machina e assistendo al degrado come se fossimo nella normalità democratica, oppure in chi, a tutti i livelli, nell’esercizio delle proprie funzioni e nell’adempimento delle proprie responsabilità, dentro e fuori le istituzioni, dentro e fuori i partiti, opera nell’unico modo che la democrazia prevede per sciogliere il nodo che la stringe: ridare al più presto la parola ai cittadini, affinché si esprimano in una leale competizione politica.

Non per realizzare rivincite, ma per guardare più lontano, cioè a un Parlamento della Nazione, capace di discutere e
dividersi ma anche di concordare e unirsi al di sopra d’interessi di persone, fazioni, giri di potere. Dunque, prima di tutto, ci si dia un onesto sistema elettorale, diverso da quello attuale, fatto apposta per ingannare gli elettori, facendoli credere sovrani, mentre sono sudditi. Le celebrazioni dei 150 anni di unità hanno visto una straordinaria partecipazione popolare, che certamente ha assunto il significato dell’orgogliosa rivendicazione d’appartenenza a una società che vuole preservare la sua unità e la sua democrazia, secondo la Costituzione. Interrogandoci sui due cardini della vita costituzionale, la libertà e l’uguaglianza, nella nostra scuola di Poppi in Casentino, nel luogo dantesco da cui si è levata 700 anni fa la maledizione contro le corti e i cortigiani che tenevano l’Italia in scacco, nel servaggio, nella viltà e nell’opportunismo, Libertà e Giustizia è stata condotta dalla pesantezza delle cose che avvolgono e paralizzano oggi il nostro Paese a proporsi per il prossimo avvenire una nuova mobilitazione delle proprie forze insieme a quelle di tutti coloro – singole persone, associazioni, movimenti, sindacati, esponenti di partiti – che avvertono la necessità di ri-nobilitare la politica e ristabilire la fiducia dei cittadini nelle istituzioni e in coloro che le impersonano. Che vogliono cambiare pagina per ricucire il nostro Paese.

segnalazione da IL FATTO QUOTIDIANO